un Capo ed un Ragazzo

C’era una volta (“o forse anche due!”, scusate la citazione.) un Capo (con la C maiuscola) seduto intorno al fuoco.
Era un fuoco quasi spento, dove la brace ardeva solamente perché coperta da una cenere ormai già priva di forze.
Guardava, nel centro del rossore, in cerca di una risposta.

Arrivò uno dei suoi ragazzi, incuriosito dalla scena. 
In effetti, ho sempre pensato che la cosa più difficile per un educatore sia quella di mostrarsi vero. Non ci riusciamo con gli amici di una vita, come fai a pensare di farlo con dei ragazzi semi-sconosciuti?

Il ragazzo si sedette, senza dire una parola.

Il Capo, forse un po’ capo senza maiuscola a questo punto, tirò fuori un pacchetto di sigarette, ne prese una e ne offrì una al ragazzo.
Il capo sapeva che lui fumava, ovvio che lo sapeva, e in quel momento la cosa fu così scontata che neanche il giovane si stupì del gesto.

Due tiri, in silenzio.

Il capo si gira, lo guarda, e gli chiede:”Secondo te, cosa sono io?”
Domanda subdola in qualsiasi altra situazione, ma domanda che non voleva una risposta in quel momento.

Altri due tiri.

“Non sono qua per essere un esempio, non sono qua per mettervi sulla retta via, non sono qua per insegnarvi le scelte da prendere nella vita. Cosa sono io?”
La testa ciondola un po’ verso il basso, assecondando la gravità.
Il ragazzo finisce la sigaretta con due tiri profondi, la lancia nella brace, si alza e fa per voltarsi. In fin dei conti, era un monologo, il pubblico era un extra.
Ma poggiandogli la mano sulla spalla, il Ragazzo rispose semplicemente:”Sei qualcuno che crede in noi, vede in noi, si incazza per noi più di chiunque altro.”

La R era maiuscola, la C aveva solamente bisogno di una pacca sulla spalla.

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